Le iniezioni
intracavernose
Le iniezioni intracavernose di farmaci vasoattivi sono state un
capitolo importante nel trattamento dei deficit erettivi. Il primo farmaco
utilizzato fu la papaverina, un vasodilatatore non specifico che agisce sulla
muscolatura liscia. Con questa tecnica Virag riportò anche un miglioramento
delle erezioni spontanee. Oggi i farmaci più usati per le iniezioni
intracavernose sono la papaverina, la fentolamina e la più recente
lprostaglandina E1. I primi due farmaci non sono esenti da effetti collaterali
immediati e da complicanze a lungo termine. Dolore transitorio nella zona
dell’iniezione, presenza di piccole ecchimosi ed ematomi sono complicanze
generalmente lievi. L’effetto collaterale più grave che si può verificare
subito dopo l’iniezione, in circa il 6-10% dei casi, è un’erezione
prolungata che può diventare ,se non trattata, un vero e proprio priapismo.
Nel caso di una erezione prolungata è consigliato lo svuotamento dei corpi
cavernosi. Nei rari casi in cui l'erezione permanga dopo questo trattamento si
procede a una irrigazione dei corpi cavernosi con un simpatico-mimetico ed
eparina.
Dopo iniezioni ripetute circa il 4% dei pazienti può sviluppare delle aree di
indurimento nel corpo cavernoso.
In molti casi si ha una loro risoluzione spontanea; in altri casi si ha
l'evoluzione verso una fibrosi.
Prima dell’introduzione delle terapie orali e nei pochi casi in cui oggi
queste non funzionano viene consigliata una autosomministrazione . A questo
scopo i pazienti vengono accuratamente informati di tutte le fasi dell'autoiniezione
,dei possibili effetti collaterali e delle eventuali complicanze. Viene fatta
sottoscrivere una dichiarazione di consenso informato.
I pazienti interessati alle autoiniezioni seguono un breve corso di
addestramento di tre sedute in cui imparano a praticarsi una iniezione nei corpi
cavernosi del pene evitando di bucare l'uretra e il fascio neurovascolare
dorsale.
Una iniezione nei corpi cavernosi è molto diversa da una iniezione sottocutanea
o intramuscolare. Non è necessario aspirare sangue dal corpo cavernoso prima di
iniettare il farmaco; il paziente deve essere sicuro di essere nel corpo
cavernoso e deve imparare a percepire il cambio di resistenza offerto dai
tessuti quando l'ago passa attraverso la tunica albuginea. Si è visto che
l'incidenza di fibrosi diminuisce se non si fanno iniezioni al di fuori dei
corpi cavernosi.
Uno dei problemi più delicati per l'andrologo è la messa a punto del corretto
dosaggio e del tipo di farmaco da utilizzare. E' molto importante che il
paziente non esegua più di una o due autoiniezioni settimanali.
La
prostaglandina E1 (PG E1) si è dimostrata, nelle iniezioni intracavernose, il
farmaco con la maggiore efficacia terapeutica e non sembra presentare importanti
effetti collaterali .
La maggior parte dei tessuti umani contiene gli enzimi necessari per la
metabolizzazione delle prostaglandine. In particolare, il corpo cavernoso è
ricco di PG-reduttasi e ciò rappresenta un grosso vantaggio in quanto ai
dosaggi consigliati la PGE1 fissata nei corpi cavernosi, viene metabolizzata in
loco e il rischio di priapismo è molto basso.
E' attualmente presente sul mercato una formulazione in polvere liofilizzata
della PGE1 ( Caverject, Viridal in confezioni da 5, 10 e 20 mcg). Insieme al
farmaco la confezione contiene una fiala di solvente, una siringa da 2,5 ml e un
ago ultrafine da 30G. (AUTOINIETTORE)
La dose di PGE1 necessaria per ottenere un'erezione soddisfacente è
assolutamente variabile da paziente a paziente ed è stabilita sempre dall'andrologo.
Per una corretta autoiniezione si devono seguire le seguenti istruzioni:
a) l'iniezione deve essere praticata lateralmente nel corpo cavernoso solo
nell'area del pene ;
b) si tiene la testa del pene fra il pollice e l'indice per mantenerlo fermo
contro la coscia;
c) si disinfetta la cute e con un movimento deciso e continuo si inserisce l'ago
nel punto di iniezione con un’angolazione di 90 gradi evitando i vasi;
d) si preme sul pistone della siringa e si inietta lentamente il farmaco;
e) infine si toglie l'ago e si preme con un batuffolo di cotone imbevuto di
disinfettante sul sito dell’iniezione.
Il farmaco deve essere somministrato circa 10 minuti prima del rapporto
sessuale. Solo dopo una attenta valutazione diagnostica ed un
"apprendistato" sotto la guida di un esperto andrologo, questa tecnica
non presenta importanti effetti collaterali.
La nostra esperienza con l'utilizzo della PGE1 risale al giugno del 1988. Il
nostro protocollo di valutazione prevedeva l'utilizzo nei pazienti con
problematiche neurologiche e nei pazienti con una sospetta causa psicologica di
una dose iniziale di 2,5 ug, mentre nei pazienti con una sospetta patologia
vascolare di 10 ug di PG. Il test viene giudicato positivo se si raggiunge una
erezione completa per almeno 30 minuti. Il dosaggio della PGE1 viene poi
personalizzato.
F. Puccio